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Wine Talk: Q&A con Renzo Cotarella


Renzo Cotarella è cresciuto nel piccolo villaggio di Monterubiaglio in Umbria. Anche se forse non conosci l'Orvieto Classico, il vino bianco prodotto in questa zona, lo stesso Cotarella è probabilmente l'esportazione più importante della zona.

Oggi Cotarella è amministratore delegato e capo enologo di Antinori, uno dei produttori di vino più conosciuti, conosciuti e antichi in Italia e nel mondo. La famiglia Antinori possiede e gestisce l'azienda da più di 600 anni (ed è stata anche oggetto di un profilo su 60 minuti).

In tempi più recenti (1978), Cotarella ha lavorato per l'Associazione Vinicola Orvietana, dove ha conosciuto il mitico Piero Antinori; Antinori lo ha assunto nel 1981 e da allora Cotarella è in azienda. In tutte le tenute di proprietà di Antinori, ognuna ha un enologo e un gestore del vigneto dedicati; Cotarella è il loro capo e, dalla prossima primavera, sarà in azienda da 30 anni.

Eppure, attraverso tutta la sua esperienza e avendo lavorato con alcuni dei più grandi produttori di vino del mondo, Cotarella è orgoglioso di produrre vini eleganti e bevibili che non sono invadenti e si abbinano bene al cibo. Il buon cibo, il buon vino e la buona compagnia con cui condividerlo sono tutto ciò che conta davvero, dice.

Continua a leggere per la nostra intervista completa a Renzo Cotarella.

Note in bottiglia: dove sei cresciuto?
Renzo Cotarella: Il piccolo borgo rurale di Monterubiaglio, in provincia di Terni, Umbria, che dista pochi chilometri dalla piccola città di Orvieto.

Qual è la prima volta che ricordi di aver bevuto vino?
Ricordo di aver bevuto il mio primo vino quando avevo sette anni. Fino ad oggi il gusto rimane fisso nella mia mente. Ero con il cantiniere nella cantina situata nella nostra cantina di casa quando ho degustato un vino bianco parzialmente fermentato.

Cosa ti ha influenzato a diventare un enologo?
Ho una grande passione per la vigna e la laurea che ho preso all'università era in agraria. Il mio interesse per la vinificazione nasce dall'esigenza di capire come coltivare uve migliori per fare vini di grande personalità.

Come descriveresti il ​​tuo stile di vinificazione?
Mi sforzo di produrre vino con intensità e autenticità, ma elegante e non troppo pesante. A volte ci riesco e a volte no.

Qual è la chiave del tuo successo enologico?
A condizione che i miei colleghi mi giudichino un enologo di successo, ci sono molte chiavi. Forse la cosa più importante è avere la fortuna di lavorare al fianco di Piero Antinori. La prossima sarebbe la profonda passione per la carriera che ho scelto. Infine, sono molto fortunato ad aver sperimentato la vinificazione in alcune delle migliori regioni vinicole d'Italia e del [resto del] mondo.

Qual è il tuo abbinamento cibo-vino preferito?
Avere un abbinamento cibo-vino preferito non è abbastanza, perché amo la diversità del cibo e di conseguenza la diversità del vino. I vini più intriganti da bere sono prodotti da Pinot Nero, Sangiovese, Nebbiolo e Aglianico. Un suggerimento sarebbe un ottimo Pinot Nero con pernice.

Se fossi bloccato su un'isola deserta e potessi goderti un vino per il resto della tua vita, quale sarebbe?
Prima di tutto, spero di non essere solo e di avere qualcuno con cui condividere questa meravigliosa bottiglia di vino. Stando così le cose, preferirei un Borgogna bianco; diciamo un Corton-Charlemagne, o più semplicemente una bottiglia di Castello della Sala Cervaro.

Quali sono i tuoi ricordi di vinificazione preferiti?
Ho molti ricordi di vinificazione. La maggior parte di queste riguardano l'opportunità di conoscere tante persone meravigliose che hanno instillato in me la passione per il vino. Un ricordo che è molto chiaro nella mia mente è la prima volta che ho incontrato Piero Antinori. Stavo appena terminando i miei studi all'università e ho conosciuto Marchese ad Orvieto. Un altro meraviglioso ricordo è l'incontro con André Tchelistcheff, uno dei viticoltori più stimati della storia moderna.

Hai dei disastri legati alla vinificazione?
Per fortuna no. Anche se sono riuscito a superare molte annate difficili, ad esempio il 2002 per la Toscana, ma con vini che sono risultati che sono molto orgoglioso di aver contribuito a creare.

Qual è il tuo motto per goderti la vita?
Abbi passione per tutto ciò che devi fare nella tua vita.


Domande e risposte: Danilo Drocco

Sono nato in zona, in un paesino vicino ad Alba e Rodello è il nome. È un po' a sud di Alba.

La tua famiglia produceva vino?

Mio nonno possedeva una piccola azienda vinicola a Novello, ma morì durante la seconda guerra mondiale. Così mia nonna ha dovuto vendere la cantina ai miei cugini perché non poteva gestirla da sola. Mio padre decise di trasferirsi ad Alba. Sono nato nel 1965.

Come hai acquisito la passione per il vino?

Fondamentalmente, da mio padre. Mio padre è nato in cantina, quindi ha mantenuto la sua passione per molti anni. Così, da quando ero molto giovane, mio ​​padre mi parlava di vino. Mi ha trasferito la sua passione.

Da bambino andavo con lui in molte cantine per degustare il vino. Quando è arrivato il momento del liceo, ho deciso di andare alla scuola enologica. Poi ho iniziato a lavorare in una piccola azienda vinicola a Barbaresco chiamata La Spinola, di proprietà del Sig. Berutti. La scuola mi ha dato una fantastica opportunità, ma avevo bisogno di fare esperienza pratica. In una piccola cantina si deve fare di tutto, dall'imbottigliamento alla potatura. Per me è stato davvero un ottimo allenamento.

Dove sei andato da lì?

Nel 1991, l'Università di Torino ha avviato una nuova laurea in enologia e gestione del vigneto. A La Spinola non mi era possibile lavorare e frequentare l'università così ho sentito che, a Prunotto, Beppe Colla stava cercando una persona per l'azienda vinicola. Così ho fatto questa bellissima esperienza con Beppe, facendo l'esperienza pratica con l'esperienza educativa.

Ho lavorato con Beppe fino al 1994. Quell'anno ha venduto Prunotto alla famiglia Antinori. Beppe gestiva direttamente la cantina ma, dopo la vendemmia del 1994, decise di smettere. Rimasi al Prunotto, grazie alla famiglia ea Renzo Cotarella. Divenni enologo, sotto il controllo di Cotarella.

Così in Prunotto ho lavorato con Renzo e con Albeira Antinori, che si occupava della cantina. Ho lavorato con loro fino all'estate del 1999 e poi mi sono trasferito qui a Fontanafredda.

Com'era Fontanafredda quando sei arrivato?

Fino agli anni '90 Fontanafredda era davvero una grande tenuta con vini incredibili. Ancora oggi, se proviamo vecchi Barolo del 1985 o 1989, possiamo trovare vini eccezionali.

Purtroppo per Fontanafredda, ma fortunatamente per la zona, gli anni '90 sono stati un grande periodo per la rinascita del Barolo. Era l'epoca in cui il mondo del Barolo correva in un'unica direzione e Fontanafredda non seguì questa nuova filosofia.

Il problema era, prima di tutto, nella gestione della vigna, quindi cercarono un nuovo gestore per la vigna che fosse Alberto Grasso. Lo hanno assunto all'inizio della stagione, all'inizio della primavera del 1999, e hanno cercato un enologo, e me l'hanno chiesto.

Nel corso degli anni, come è cambiato il modo in cui hai prodotto il Barolo?

Ho avuto l'opportunità con Beppe Colla di lavorare e capire la filosofia di fare il vino nello stile più tradizionale. Poi, a Prunotto con Antinori, ho potuto provare il nuovo stile di fare il Barolo. Quindi, lo stile tradizionale usava solo botti grandi, travasando solo se necessario, ma non travasando troppo. Il secondo modo consisteva nell'utilizzare le barrique e nel gestire l'apporto di ossigeno.

Un'altra grande opportunità per me è stata come gestire il vino in barrique nel modo giusto. Negli anni '90 la maggior parte dei produttori che hanno iniziato ad invecchiare i propri vini in barriques non sapevano come farlo. Quindi la maggior parte dei vini era dominata dal rovere. Antinori, per via della lunga tradizione nell'utilizzo delle barrique per Solaia e Tignanello, mi ha subito insegnato la strada giusta. Quindi per me è stato più facile lavorare con le barrique, perché sapevo che per me non era sperimentazione.

Si inizia in barrique e si finisce in botti (botti grandi)?

Sì, quando sono arrivato ho dovuto prendere una decisione difficile perché Fontanafredda era conosciuta in tutto il mondo come una cantina antica e tradizionale. C'era il movimento dei Barolo Boys. È stato molto facile seguire la direzione commerciale dei Barolo Boys: vino con tanto di rovere nuovo, vino con tanto frutto. Il problema è che non era l'"abito" giusto per Fontanafredda. Quindi ho cercato di trovare una via di mezzo perché la gente aveva questa idea di Fontanafredda come azienda vinicola tradizionale.

Ho deciso di usare la mia conoscenza dell'uso della quercia e di avere un vino più pulito, con un frutto più ricco, ma non troppo legnoso. Il primo approccio per me a Fontanafredda è stato far maturare tutto il Barolo in barrique per il primo anno, poi in botte grande per il secondo anno e imbottigliare il prima possibile.

Ho deciso di seguire questa tecnica. Se usi correttamente la barrique, puoi aumentare il gusto della frutta. Grazie alla mia esperienza al Prunotto, ho potuto capire quanto fosse meglio usare barriques di secondo o terzo passaggio, così ho iniziato subito ad acquistare barriques che ho usato per Barbera e l'anno successivo ho iniziato ad usarle per Barolo .

Come vedi il Barolo oggi?

La cosa interessante è che è difficile trovare un Barolo cattivo, poiché tutti nella zona possono produrre Barolo molto buoni. Questa è una grande opportunità per tutti noi, perché insieme possiamo migliorare l'immagine del vino. C'è una grande richiesta di Barolo in tutto il mondo.

I Barolo di oggi sono migliori che in passato?

Tutti parlano di aumento della qualità del vino, ma questo dipende, secondo me, dall'aumento della qualità delle uve. Abbiamo fatto un ottimo lavoro con l'uva. Le uve che ho pigiato 15 anni fa sono completamente diverse da oggi, in termini di resa di uva per ceppo e maturazione dei tannini. Oggi è molto molto meglio, poiché ora abbiamo più conoscenza di queste qualità.

Quali sono i tuoi cibi preferiti con i Barolo?

Posso rispondere perché il mio cibo preferito è pane e salame. Per il Barolo non è necessario avere un grande piatto. Scherzi a parte, se devo abbinare un Barolo di 30 o 40 anni, un classico abbinamento è brasato, o carne cotta nel vino. Il grasso della carne ei tannini e l'acidità dei vini si abbinano magnificamente.

Quali altri produttori piemontesi ti piacciono?

Amo il vino di Vietti, mi piace lo stile Vietti. Mi piacciono i vini di Aldo Conterno. Amo, per esempio, un nuovo giovane produttore qui a Serralunga, Sergio Germano. Secondo me è un grande produttore della zona. Può fare Barolo e ottimi vini bianchi e questo è qualcosa che non è facile da fare. Amo anche il vino di Clerico. Normalmente il vino di Serralunga e Monforte e parte della zona di Castiglione Falletto e queste sono le zone che amo.

Prezzi in tutto il mondo su Wine-Searcher (US$, tasse escluse, per bottiglia da 750 ml):


Domande e risposte: Danilo Drocco

Sono nato in zona, in un paesino vicino ad Alba e Rodello è il nome. È un po' a sud di Alba.

La tua famiglia produceva vino?

Mio nonno possedeva una piccola azienda vinicola a Novello, ma morì durante la seconda guerra mondiale. Così mia nonna ha dovuto vendere la cantina ai miei cugini perché non poteva gestirla da sola. Mio padre decise di trasferirsi ad Alba. Sono nato nel 1965.

Come hai acquisito la passione per il vino?

Fondamentalmente, da mio padre. Mio padre è nato in cantina, quindi ha mantenuto la sua passione per molti anni. Così, da quando ero molto giovane, mio ​​padre mi parlava di vino. Mi ha trasferito la sua passione.

Da bambino andavo con lui in molte cantine per degustare il vino. Quando è arrivato il momento del liceo, ho deciso di andare alla scuola enologica. Poi ho iniziato a lavorare in una piccola azienda vinicola a Barbaresco chiamata La Spinola, di proprietà del Sig. Berutti. La scuola mi ha dato una fantastica opportunità, ma avevo bisogno di fare esperienza pratica. In una piccola cantina si deve fare di tutto, dall'imbottigliamento alla potatura. Per me è stato davvero un ottimo allenamento.

Dove sei andato da lì?

Nel 1991, l'Università di Torino ha avviato una nuova laurea in enologia e gestione del vigneto. A La Spinola non mi era possibile lavorare e frequentare l'università così ho sentito che, a Prunotto, Beppe Colla cercava una persona per l'azienda. Così ho fatto questa bellissima esperienza con Beppe, facendo l'esperienza pratica con l'esperienza educativa.

Ho lavorato con Beppe fino al 1994. Quell'anno ha venduto Prunotto alla famiglia Antinori. Beppe gestiva direttamente la cantina ma, dopo la vendemmia del 1994, decise di smettere. Rimasi al Prunotto, grazie alla famiglia ea Renzo Cotarella. Divenni enologo, sotto il controllo di Cotarella.

Così in Prunotto ho lavorato con Renzo e con Albeira Antinori, che si occupava della cantina. Ho lavorato con loro fino all'estate del 1999 e poi mi sono trasferito qui a Fontanafredda.

Com'era Fontanafredda quando sei arrivato?

Fino agli anni '90 Fontanafredda era davvero una grande tenuta con vini incredibili. Ancora oggi, se proviamo vecchi Barolo del 1985 o 1989, possiamo trovare vini eccezionali.

Purtroppo per Fontanafredda, ma fortunatamente per la zona, gli anni '90 sono stati un grande periodo per la rinascita del Barolo. Era l'epoca in cui il mondo del Barolo correva in un'unica direzione e Fontanafredda non seguì questa nuova filosofia.

Il problema era, prima di tutto, nella gestione della vigna, quindi cercarono un nuovo gestore per la vigna che fosse Alberto Grasso. Lo hanno assunto all'inizio della stagione, all'inizio della primavera del 1999, e hanno cercato un enologo, e me l'hanno chiesto.

Nel corso degli anni, come è cambiato il modo in cui hai prodotto il Barolo?

Ho avuto l'opportunità con Beppe Colla di lavorare e capire la filosofia di fare il vino nello stile più tradizionale. Poi, a Prunotto con Antinori, ho potuto provare il nuovo stile di fare il Barolo. Quindi, lo stile tradizionale usava solo botti grandi, travasando solo se necessario, ma non travasando troppo. Il secondo modo consisteva nell'utilizzare le barrique e nel gestire l'apporto di ossigeno.

Un'altra grande opportunità per me è stata come gestire il vino in barrique nel modo giusto. Negli anni '90 la maggior parte dei produttori che hanno iniziato ad invecchiare i propri vini in barriques non sapevano come farlo. Quindi la maggior parte dei vini era dominata dal rovere. Antinori, per via della lunga tradizione nell'utilizzo delle barrique per Solaia e Tignanello, mi ha subito insegnato la strada giusta. Quindi per me è stato più facile lavorare con le barrique, perché sapevo che per me non era sperimentazione.

Si inizia in barrique e si finisce in botti (botti grandi)?

Sì, quando sono arrivato ho dovuto prendere una decisione difficile perché Fontanafredda era conosciuta in tutto il mondo come una cantina antica e tradizionale. C'era il movimento dei Barolo Boys. È stato molto facile seguire la direzione commerciale dei Barolo Boys: vino con tanto di rovere nuovo, vino con tanto frutto. Il problema è che non era l'"abito" giusto per Fontanafredda. Quindi ho cercato di trovare una via di mezzo perché la gente aveva questa idea di Fontanafredda come azienda vinicola tradizionale.

Ho deciso di usare la mia conoscenza dell'uso della quercia e di avere un vino più pulito, con un frutto più ricco, ma non troppo legnoso. Il primo approccio per me a Fontanafredda è stato far maturare tutto il Barolo in barrique per il primo anno, poi in botte grande per il secondo anno e imbottigliare il prima possibile.

Ho deciso di seguire questa tecnica. Se usi correttamente la barrique, puoi aumentare il gusto della frutta. Grazie alla mia esperienza al Prunotto, ho potuto capire quanto fosse meglio usare barrique di secondo o terzo passaggio, così ho iniziato subito ad acquistare barrique che ho usato per Barbera e l'anno successivo ho iniziato ad usarle per Barolo .

Come vedi il Barolo oggi?

La cosa interessante è che è difficile trovare Barolo scadenti, poiché tutti nella zona possono produrre Barolo molto buoni. Questa è una grande opportunità per tutti noi, perché insieme possiamo migliorare l'immagine del vino. C'è una grande richiesta di Barolo in tutto il mondo.

I Barolo di oggi sono migliori che in passato?

Tutti parlano di aumento della qualità del vino, ma questo dipende, secondo me, dall'aumento della qualità delle uve. Abbiamo fatto un ottimo lavoro con l'uva. Le uve che ho pigiato 15 anni fa sono completamente diverse da oggi, in termini di resa di uva per ceppo e maturazione dei tannini. Oggi è molto molto meglio, poiché ora abbiamo più conoscenza di queste qualità.

Quali sono i tuoi cibi preferiti con i Barolo?

Posso rispondere perché il mio cibo preferito è pane e salame. Per il Barolo non è necessario avere un grande piatto. Scherzi a parte, se devo abbinare un Barolo di 30 o 40 anni, un classico abbinamento è brasato, o carne cotta nel vino. Il grasso della carne ei tannini e l'acidità dei vini si abbinano magnificamente.

Quali altri produttori piemontesi ti piacciono?

Amo il vino di Vietti, mi piace lo stile Vietti. Mi piacciono i vini di Aldo Conterno. Amo, per esempio, un nuovo giovane produttore qui a Serralunga, Sergio Germano. Secondo me è un grande produttore della zona. Può fare Barolo e ottimi vini bianchi e questo è qualcosa che non è facile da fare. Amo anche il vino di Clerico. Normalmente il vino di Serralunga e Monforte e parte della zona di Castiglione Falletto e queste sono le zone che amo.

Prezzi in tutto il mondo su Wine-Searcher (US$, tasse escluse, per bottiglia da 750 ml):


Domande e risposte: Danilo Drocco

Sono nato in zona, in un paesino vicino ad Alba e Rodello è il nome. È un po' a sud di Alba.

La tua famiglia produceva vino?

Mio nonno possedeva una piccola azienda vinicola a Novello, ma morì durante la seconda guerra mondiale. Così mia nonna ha dovuto vendere la cantina ai miei cugini perché non poteva gestirla da sola. Mio padre decise di trasferirsi ad Alba. Sono nato nel 1965.

Come hai acquisito la passione per il vino?

Fondamentalmente, da mio padre. Mio padre è nato in cantina, quindi ha mantenuto la sua passione per molti anni. Così, da quando ero molto giovane, mio ​​padre mi parlava di vino. Mi ha trasferito la sua passione.

Da bambino andavo con lui in molte cantine per degustare il vino. Quando è arrivato il momento del liceo, ho deciso di andare alla scuola enologica. Poi ho iniziato a lavorare in una piccola azienda vinicola a Barbaresco chiamata La Spinola, di proprietà del Sig. Berutti. La scuola mi ha dato una fantastica opportunità, ma avevo bisogno di fare esperienza pratica. In una piccola cantina si fa di tutto, dall'imbottigliamento alla potatura. Per me è stato davvero un ottimo allenamento.

Dove sei andato da lì?

Nel 1991, l'Università di Torino ha avviato una nuova laurea in enologia e gestione del vigneto. A La Spinola non mi era possibile lavorare e frequentare l'università così ho sentito che, a Prunotto, Beppe Colla stava cercando una persona per l'azienda vinicola. Così ho fatto questa bellissima esperienza con Beppe, facendo l'esperienza pratica con l'esperienza educativa.

Ho lavorato con Beppe fino al 1994. Quell'anno ha venduto Prunotto alla famiglia Antinori. Beppe gestiva direttamente la cantina ma, dopo la vendemmia del 1994, decise di smettere. Rimasi al Prunotto, grazie alla famiglia ea Renzo Cotarella. Divenni enologo, sotto il controllo di Cotarella.

Così in Prunotto ho lavorato con Renzo e con Albeira Antinori, che si occupava della cantina. Ho lavorato con loro fino all'estate del 1999 e poi mi sono trasferito qui a Fontanafredda.

Com'era Fontanafredda quando sei arrivato?

Fino agli anni '90 Fontanafredda era davvero una grande tenuta con vini incredibili. Ancora oggi, se proviamo vecchi Barolo del 1985 o 1989, possiamo trovare vini eccezionali.

Purtroppo per Fontanafredda, ma fortunatamente per la zona, gli anni '90 sono stati un grande periodo per la rinascita del Barolo. Era l'epoca in cui il mondo del Barolo correva in un'unica direzione e Fontanafredda non seguì questa nuova filosofia.

Il problema era, prima di tutto, nella gestione della vigna, quindi cercarono un nuovo gestore per la vigna che fosse Alberto Grasso. Lo hanno assunto all'inizio della stagione, all'inizio della primavera del 1999, e hanno cercato un enologo, e me l'hanno chiesto.

Nel corso degli anni, come è cambiato il modo in cui hai prodotto il Barolo?

Ho avuto l'opportunità con Beppe Colla di lavorare e capire la filosofia di fare il vino nello stile più tradizionale. Poi, a Prunotto con Antinori, ho potuto provare il nuovo stile di fare il Barolo. Quindi, lo stile tradizionale usava solo botti grandi, travasando solo se necessario, ma non travasando troppo. Il secondo modo consisteva nell'utilizzare le barrique e nel gestire l'apporto di ossigeno.

Un'altra grande opportunità per me è stata come gestire il vino in barrique nel modo giusto. Negli anni '90 la maggior parte dei produttori che hanno iniziato ad invecchiare i propri vini in barriques non sapevano come farlo. Quindi la maggior parte dei vini era dominata dal rovere. Antinori, per via della lunga tradizione nell'utilizzo delle barrique per Solaia e Tignanello, mi ha subito insegnato la strada giusta. Quindi per me è stato più facile lavorare con le barrique, perché sapevo che per me non era sperimentazione.

Si inizia in barrique e si finisce in botti (botti grandi)?

Sì, quando sono arrivato ho dovuto prendere una decisione difficile perché Fontanafredda era conosciuta in tutto il mondo come una cantina antica e tradizionale. C'era il movimento dei Barolo Boys. È stato molto facile seguire la direzione commerciale dei Barolo Boys: vino con tanto di rovere nuovo, vino con tanto frutto. Il problema è che non era l'"abito" giusto per Fontanafredda. Quindi ho cercato di trovare una via di mezzo perché la gente aveva questa idea di Fontanafredda come azienda vinicola tradizionale.

Ho deciso di usare la mia conoscenza dell'uso della quercia e di avere un vino più pulito, con un frutto più ricco, ma non troppo legnoso. Il primo approccio per me a Fontanafredda è stato far maturare tutto il Barolo in barrique per il primo anno, poi in botte grande per il secondo anno e imbottigliare il prima possibile.

Ho deciso di seguire questa tecnica. Se usi correttamente la barrique, puoi aumentare il gusto della frutta. Grazie alla mia esperienza al Prunotto, ho potuto capire quanto fosse meglio usare barriques di secondo o terzo passaggio, così ho iniziato subito ad acquistare barriques che ho usato per Barbera e l'anno successivo ho iniziato ad usarle per Barolo .

Come vedi il Barolo oggi?

La cosa interessante è che è difficile trovare un Barolo cattivo, poiché tutti nella zona possono produrre Barolo molto buoni. Questa è una grande opportunità per tutti noi, perché insieme possiamo migliorare l'immagine del vino. C'è una grande richiesta di Barolo in tutto il mondo.

I Barolo di oggi sono migliori che in passato?

Tutti parlano di aumento della qualità del vino, ma questo dipende, secondo me, dall'aumento della qualità delle uve. Abbiamo fatto un ottimo lavoro con l'uva. Le uve che ho pigiato 15 anni fa sono completamente diverse da oggi, in termini di resa di uva per ceppo e maturazione dei tannini. Oggi è molto molto meglio, poiché ora abbiamo più conoscenza di queste qualità.

Quali sono i tuoi cibi preferiti con i Barolo?

Posso rispondere perché il mio cibo preferito è pane e salame. Per il Barolo non è necessario avere un grande piatto. Scherzi a parte, se devo abbinare un Barolo di 30 o 40 anni, un classico abbinamento è brasato, o carne cotta nel vino. Il grasso della carne ei tannini e l'acidità dei vini si abbinano magnificamente.

Quali altri produttori piemontesi ti piacciono?

Amo il vino di Vietti, mi piace lo stile Vietti. Mi piacciono i vini di Aldo Conterno. Amo, per esempio, un nuovo giovane produttore qui a Serralunga, Sergio Germano. Secondo me è un grande produttore della zona. Può fare Barolo e ottimi vini bianchi e questo è qualcosa che non è facile da fare. Amo anche il vino di Clerico. Normalmente il vino di Serralunga e Monforte e parte della zona di Castiglione Falletto e queste sono le zone che amo.

Prezzi in tutto il mondo su Wine-Searcher (US$, tasse escluse, per bottiglia da 750 ml):


Domande e risposte: Danilo Drocco

Sono nato in zona, in un paesino vicino ad Alba e Rodello è il nome. È un po' a sud di Alba.

La tua famiglia produceva vino?

Mio nonno possedeva una piccola azienda vinicola a Novello, ma morì durante la seconda guerra mondiale. Così mia nonna ha dovuto vendere la cantina ai miei cugini perché non poteva gestirla da sola. Mio padre decise di trasferirsi ad Alba. Sono nato nel 1965.

Come hai acquisito la passione per il vino?

Fondamentalmente, da mio padre. Mio padre è nato in cantina, quindi ha mantenuto la sua passione per molti anni. Così, da quando ero molto giovane, mio ​​padre mi parlava di vino. Mi ha trasferito la sua passione.

Da bambino andavo con lui in molte cantine per degustare il vino. Quando è arrivato il momento del liceo, ho deciso di andare alla scuola enologica. Poi ho iniziato a lavorare in una piccola azienda vinicola a Barbaresco chiamata La Spinola, di proprietà del Sig. Berutti. La scuola mi ha dato una fantastica opportunità, ma avevo bisogno di fare esperienza pratica. In una piccola cantina si deve fare di tutto, dall'imbottigliamento alla potatura. Per me è stato davvero un ottimo allenamento.

Dove sei andato da lì?

Nel 1991, l'Università di Torino ha avviato una nuova laurea in enologia e gestione del vigneto. A La Spinola non mi era possibile lavorare e frequentare l'università così ho sentito che, a Prunotto, Beppe Colla stava cercando una persona per l'azienda vinicola. Così ho fatto questa bellissima esperienza con Beppe, facendo l'esperienza pratica con l'esperienza educativa.

Ho lavorato con Beppe fino al 1994. Quell'anno ha venduto Prunotto alla famiglia Antinori. Beppe gestiva direttamente la cantina ma, dopo la vendemmia del 1994, decise di smettere. Rimasi al Prunotto, grazie alla famiglia ea Renzo Cotarella. Divenni enologo, sotto il controllo di Cotarella.

Così in Prunotto ho lavorato con Renzo e con Albeira Antinori, che si occupava della cantina. Ho lavorato con loro fino all'estate del 1999 e poi mi sono trasferito qui a Fontanafredda.

Com'era Fontanafredda quando sei arrivato?

Fino agli anni '90 Fontanafredda era davvero una grande tenuta con vini incredibili. Ancora oggi, se proviamo vecchi Barolo del 1985 o 1989, possiamo trovare vini eccezionali.

Purtroppo per Fontanafredda, ma fortunatamente per la zona, gli anni '90 sono stati un grande periodo per la rinascita del Barolo. Era l'epoca in cui il mondo del Barolo correva in un'unica direzione e Fontanafredda non seguì questa nuova filosofia.

Il problema era, prima di tutto, nella gestione della vigna, quindi cercarono un nuovo gestore per la vigna che fosse Alberto Grasso. Lo hanno assunto all'inizio della stagione, all'inizio della primavera del 1999, e hanno cercato un enologo, e mi hanno chiesto.

Nel corso degli anni, come è cambiato il modo in cui hai prodotto il Barolo?

Ho avuto l'opportunità con Beppe Colla di lavorare e capire la filosofia di fare il vino nello stile più tradizionale. Poi, a Prunotto con Antinori, ho potuto provare il nuovo stile di fare il Barolo. Quindi, lo stile tradizionale usava solo botti grandi, travasando solo se necessario, ma non travasando troppo. Il secondo modo consisteva nell'utilizzare le barrique e nel gestire l'apporto di ossigeno.

Un'altra grande opportunità per me è stata come gestire il vino in barrique nel modo giusto. Negli anni '90 la maggior parte dei produttori che hanno iniziato ad invecchiare i propri vini in barriques non sapevano come farlo. Quindi la maggior parte dei vini era dominata dal rovere. Antinori, per via della lunga tradizione nell'utilizzo delle barrique per Solaia e Tignanello, mi ha subito insegnato la strada giusta. Quindi per me è stato più facile lavorare con le barrique, perché sapevo che per me non era sperimentazione.

Si inizia in barrique e si finisce in botti (botti grandi)?

Sì, quando sono arrivato ho dovuto prendere una decisione difficile perché Fontanafredda era conosciuta in tutto il mondo come una cantina antica e tradizionale. C'era il movimento dei Barolo Boys. È stato molto facile seguire la direzione commerciale dei Barolo Boys: vino con tanto di rovere nuovo, vino con tanto frutto. Il problema è che non era l'"abito" giusto per Fontanafredda. Quindi ho cercato di trovare una via di mezzo perché la gente aveva questa idea di Fontanafredda come azienda vinicola tradizionale.

Ho deciso di usare la mia conoscenza dell'uso della quercia e di avere un vino più pulito, con un frutto più ricco, ma non troppo legnoso. Il primo approccio per me a Fontanafredda è stato far maturare tutto il Barolo in barrique per il primo anno, poi in botte grande per il secondo anno e imbottigliare il prima possibile.

Ho deciso di seguire questa tecnica. Se usi correttamente la barrique, puoi aumentare il gusto della frutta. Grazie alla mia esperienza al Prunotto, ho potuto capire quanto fosse meglio usare barriques di secondo o terzo passaggio, così ho iniziato subito ad acquistare barriques che ho usato per Barbera e l'anno successivo ho iniziato ad usarle per Barolo .

Come vedi il Barolo oggi?

La cosa interessante è che è difficile trovare un Barolo cattivo, poiché tutti nella zona possono produrre Barolo molto buoni. Questa è una grande opportunità per tutti noi, perché insieme possiamo migliorare l'immagine del vino. C'è una grande richiesta di Barolo in tutto il mondo.

I Barolo di oggi sono migliori che in passato?

Tutti parlano di aumento della qualità del vino, ma questo dipende, secondo me, dall'aumento della qualità delle uve. Abbiamo fatto un ottimo lavoro con l'uva. Le uve che ho pigiato 15 anni fa sono completamente diverse da oggi, in termini di resa di uva per ceppo e maturazione dei tannini. Oggi è molto molto meglio, poiché ora abbiamo più conoscenza di queste qualità.

Quali sono i tuoi cibi preferiti con i Barolo?

Posso rispondere perché il mio cibo preferito è pane e salame. Per il Barolo non è necessario avere un grande piatto. Scherzi a parte, se devo abbinare un Barolo di 30 o 40 anni, un classico abbinamento è brasato, o carne cotta nel vino. Il grasso della carne ei tannini e l'acidità dei vini si abbinano magnificamente.

Quali altri produttori piemontesi ti piacciono?

Amo il vino di Vietti, mi piace lo stile Vietti. Mi piacciono i vini di Aldo Conterno. Amo, per esempio, un nuovo giovane produttore qui a Serralunga, Sergio Germano. Secondo me è un grande produttore della zona. Può fare Barolo e ottimi vini bianchi e questo è qualcosa che non è facile da fare. Amo anche il vino di Clerico. Normalmente il vino di Serralunga e Monforte e parte della zona di Castiglione Falletto e queste sono le zone che amo.

Prezzi in tutto il mondo su Wine-Searcher (US$, tasse escluse, per bottiglia da 750 ml):


Domande e risposte: Danilo Drocco

Sono nato in zona, in un paesino vicino ad Alba e Rodello è il nome. È un po' a sud di Alba.

La tua famiglia produceva vino?

Mio nonno possedeva una piccola azienda vinicola a Novello, ma morì durante la seconda guerra mondiale. Così mia nonna ha dovuto vendere la cantina ai miei cugini perché non poteva gestirla da sola. Mio padre decise di trasferirsi ad Alba. Sono nato nel 1965.

Come hai acquisito la passione per il vino?

Fondamentalmente, da mio padre. Mio padre è nato in cantina, quindi ha mantenuto la sua passione per molti anni. Così, da quando ero molto giovane, mio ​​padre mi parlava di vino. Mi ha trasferito la sua passione.

Da bambino andavo con lui in molte cantine per degustare il vino. Quando è arrivato il momento del liceo, ho deciso di andare alla scuola enologica. Poi ho iniziato a lavorare in una piccola azienda vinicola a Barbaresco chiamata La Spinola, di proprietà del Sig. Berutti. La scuola mi ha dato una fantastica opportunità, ma avevo bisogno di fare esperienza pratica. In a little winery, you have to do everything from the bottling to the pruning. For me, it was really great training.

Where did you go from there?

In 1991, the University of Torino started a new degree in winemaking and vineyard management. At La Spinola it was not possible for me to work and attend the university so I heard that, at Prunotto, Beppe Colla was looking to hire a person for the winery. So I had this beautiful experience with Beppe, having the practical experience with the educational experience.

I worked with Beppe until 1994. That year he sold Prunotto to the Antinori family. Beppe managed the winery directly but, after the harvest in 1994, he decided to stop. I stayed on at Prunotto, thanks to the family and to Renzo Cotarella. I became winemaker, under the control of Cotarella.

So at Prunotto, I worked with Renzo and with Albeira Antinori, who was in charge of the winery. I worked with them until the summer of 1999 and then I moved here to Fontanafredda.

What was Fontanafredda like when you came?

Up to the 1990s, Fontanafredda was really a great estate with incredible wines. Even today, if we try old Barolos from 1985 or 1989, we can find outstanding wine.

Unfortunately for Fontanafredda &ndash but fortunately for the area &ndash the &lsquo90s was a great period for the renaissance of Barolo. That was the time the world of Barolo used to run one direction and Fontanafredda didn&rsquot follow this new philosophy.

The problem was, first of all, in the managing of the vineyard, so they looked for a new manager for the vineyard that was Alberto Grasso. They hired him at the beginning of the season, early spring of 1999, and they looked for a winemaker, and asked me.

Over the years, how have you changed how you have made Barolo?

I had the opportunity with Beppe Colla to work and understand the philosophy of making wine in the most traditional style. Then, at Prunotto with Antinori, I could try the new style of making Barolo. So, the traditional style used only big casks, racking only if necessary, but not racking too much. The second way was using barriques and managing the oxygen intake.

Another great opportunity for me was how to manage the wine in a barrique in the right way. In the &lsquo90s, most of the producers that started to age their wines in barriques did not know how to do so. So most of the wines were dominated by oak. Antinori, because of the long tradition in using barriques for Solaia and Tignanello, taught me the right way immediately. So for me, it was easier to work with barriques, because I had the knowledge it was not experimentation for me.

You start in barriques and finish in botti (big casks)?

Yes, when I arrived I had to make a difficult decision because Fontanafredda was known around the world as an ancient, traditional winery. There was the movement of the Barolo Boys. It was very easy to follow the commercial direction of the Barolo Boys: wine with a lot of new oak, wine with a lot of fruit. The problem is that it was not the right &ldquodress&rdquo for Fontanafredda. So I tried to find a middle road because people had this idea of Fontanafredda as a traditional winery.

I decided to use my knowledge of using the oak and for having cleaner wine, with richer fruit, but not too oaky. The first approach for me at Fontanafredda was to age all the Barolo in barriques for the first year, then in big casks for the second year and to bottle as soon after as possible.

I decided to follow this technique. If you use the barrique properly, you can increase the taste of fruit. Thanks to my experience at Prunotto, I could understand how much better it was to use barriques of second or third use, so immediately I started to buy barriques that I [first] used for Barbera and the next year I started to use them for Barolo.

How do you view Barolo today?

What is interesting is that it is difficult to find bad Barolo, as everyone in the area can produce very good Barolos. This is a great opportunity for all of us, because together we can improve the image of the wine. There is a great demand for Barolo all over the world.

Are the Barolos of today better than in the past?

Everybody talks about the increase of the quality of the wine, but that depends, in my opinion, on the increase in the quality of the grapes. We did a great job with the grapes. The grapes I crushed 15 years ago are completely different to now, in terms of talking about yield of grape per vine and maturation of the tannins. Today it&rsquos much much better, as now we have more knowledge of these qualities.

What are your favorite foods with Barolos?

I can answer this because my favorite food is pane e salami. For Barolo, it&rsquos not necessary to have a great dish. Seriously, if I have to match a 30- or 40-year-old Barolo, a classic match is brasato, or meat cooked in wine. The fat of the meat and the tannins and acidity of the wines match beautifully.

What other producers of Piemonte do you enjoy?

I love the wine of Vietti, I like the Vietti style. I like the Aldo Conterno wines. I love, for example, a new young producer here in Serralunga, Sergio Germano. In my opinion he is a great producer of the area. He can make Barolo and great white wines &ndash this is something that is not easy to do. I love also the wine of Clerico. Normally the wine of Serralunga and Monforte and some of the area of Castiglione Falletto &ndash these are the areas I love.

Prices worldwide on Wine-Searcher (US$, ex-tax, per 750-ml bottle):


Q&A: Danilo Drocco

I was born in the area, in a little village near Alba &ndash Rodello is the name. It is a little south of Alba.

Did your family make wine?

My grandfather owned a little winery in Novello, but he died during the Second World War. So my grandmother had to sell the winery to my cousins because she could not manage it by herself. My father decided to move to Alba. I was born in 1965.

How did you acquire a passion for wine?

Basically, from my father. My father was born in the winery, so he kept his passion for many years. So, from when I was very young, my father used to talk to me about wine. He transferred his passion to me.

As a child, I used to go to many wineries with him to taste wine. When it was time for high school, I decided to go to enological school. Then I started to work in a little winery in Barbaresco called La Spinola, owned by Mr. Berutti. The school gave me a fantastic opportunity, but I needed to have practical experience. In a little winery, you have to do everything from the bottling to the pruning. For me, it was really great training.

Where did you go from there?

In 1991, the University of Torino started a new degree in winemaking and vineyard management. At La Spinola it was not possible for me to work and attend the university so I heard that, at Prunotto, Beppe Colla was looking to hire a person for the winery. So I had this beautiful experience with Beppe, having the practical experience with the educational experience.

I worked with Beppe until 1994. That year he sold Prunotto to the Antinori family. Beppe managed the winery directly but, after the harvest in 1994, he decided to stop. I stayed on at Prunotto, thanks to the family and to Renzo Cotarella. I became winemaker, under the control of Cotarella.

So at Prunotto, I worked with Renzo and with Albeira Antinori, who was in charge of the winery. I worked with them until the summer of 1999 and then I moved here to Fontanafredda.

What was Fontanafredda like when you came?

Up to the 1990s, Fontanafredda was really a great estate with incredible wines. Even today, if we try old Barolos from 1985 or 1989, we can find outstanding wine.

Unfortunately for Fontanafredda &ndash but fortunately for the area &ndash the &lsquo90s was a great period for the renaissance of Barolo. That was the time the world of Barolo used to run one direction and Fontanafredda didn&rsquot follow this new philosophy.

The problem was, first of all, in the managing of the vineyard, so they looked for a new manager for the vineyard that was Alberto Grasso. They hired him at the beginning of the season, early spring of 1999, and they looked for a winemaker, and asked me.

Over the years, how have you changed how you have made Barolo?

I had the opportunity with Beppe Colla to work and understand the philosophy of making wine in the most traditional style. Then, at Prunotto with Antinori, I could try the new style of making Barolo. So, the traditional style used only big casks, racking only if necessary, but not racking too much. The second way was using barriques and managing the oxygen intake.

Another great opportunity for me was how to manage the wine in a barrique in the right way. In the &lsquo90s, most of the producers that started to age their wines in barriques did not know how to do so. So most of the wines were dominated by oak. Antinori, because of the long tradition in using barriques for Solaia and Tignanello, taught me the right way immediately. So for me, it was easier to work with barriques, because I had the knowledge it was not experimentation for me.

You start in barriques and finish in botti (big casks)?

Yes, when I arrived I had to make a difficult decision because Fontanafredda was known around the world as an ancient, traditional winery. There was the movement of the Barolo Boys. It was very easy to follow the commercial direction of the Barolo Boys: wine with a lot of new oak, wine with a lot of fruit. The problem is that it was not the right &ldquodress&rdquo for Fontanafredda. So I tried to find a middle road because people had this idea of Fontanafredda as a traditional winery.

I decided to use my knowledge of using the oak and for having cleaner wine, with richer fruit, but not too oaky. The first approach for me at Fontanafredda was to age all the Barolo in barriques for the first year, then in big casks for the second year and to bottle as soon after as possible.

I decided to follow this technique. If you use the barrique properly, you can increase the taste of fruit. Thanks to my experience at Prunotto, I could understand how much better it was to use barriques of second or third use, so immediately I started to buy barriques that I [first] used for Barbera and the next year I started to use them for Barolo.

How do you view Barolo today?

What is interesting is that it is difficult to find bad Barolo, as everyone in the area can produce very good Barolos. This is a great opportunity for all of us, because together we can improve the image of the wine. There is a great demand for Barolo all over the world.

Are the Barolos of today better than in the past?

Everybody talks about the increase of the quality of the wine, but that depends, in my opinion, on the increase in the quality of the grapes. We did a great job with the grapes. The grapes I crushed 15 years ago are completely different to now, in terms of talking about yield of grape per vine and maturation of the tannins. Today it&rsquos much much better, as now we have more knowledge of these qualities.

What are your favorite foods with Barolos?

I can answer this because my favorite food is pane e salami. For Barolo, it&rsquos not necessary to have a great dish. Seriously, if I have to match a 30- or 40-year-old Barolo, a classic match is brasato, or meat cooked in wine. The fat of the meat and the tannins and acidity of the wines match beautifully.

What other producers of Piemonte do you enjoy?

I love the wine of Vietti, I like the Vietti style. I like the Aldo Conterno wines. I love, for example, a new young producer here in Serralunga, Sergio Germano. In my opinion he is a great producer of the area. He can make Barolo and great white wines &ndash this is something that is not easy to do. I love also the wine of Clerico. Normally the wine of Serralunga and Monforte and some of the area of Castiglione Falletto &ndash these are the areas I love.

Prices worldwide on Wine-Searcher (US$, ex-tax, per 750-ml bottle):


Q&A: Danilo Drocco

I was born in the area, in a little village near Alba &ndash Rodello is the name. It is a little south of Alba.

Did your family make wine?

My grandfather owned a little winery in Novello, but he died during the Second World War. So my grandmother had to sell the winery to my cousins because she could not manage it by herself. My father decided to move to Alba. I was born in 1965.

How did you acquire a passion for wine?

Basically, from my father. My father was born in the winery, so he kept his passion for many years. So, from when I was very young, my father used to talk to me about wine. He transferred his passion to me.

As a child, I used to go to many wineries with him to taste wine. When it was time for high school, I decided to go to enological school. Then I started to work in a little winery in Barbaresco called La Spinola, owned by Mr. Berutti. The school gave me a fantastic opportunity, but I needed to have practical experience. In a little winery, you have to do everything from the bottling to the pruning. For me, it was really great training.

Where did you go from there?

In 1991, the University of Torino started a new degree in winemaking and vineyard management. At La Spinola it was not possible for me to work and attend the university so I heard that, at Prunotto, Beppe Colla was looking to hire a person for the winery. So I had this beautiful experience with Beppe, having the practical experience with the educational experience.

I worked with Beppe until 1994. That year he sold Prunotto to the Antinori family. Beppe managed the winery directly but, after the harvest in 1994, he decided to stop. I stayed on at Prunotto, thanks to the family and to Renzo Cotarella. I became winemaker, under the control of Cotarella.

So at Prunotto, I worked with Renzo and with Albeira Antinori, who was in charge of the winery. I worked with them until the summer of 1999 and then I moved here to Fontanafredda.

What was Fontanafredda like when you came?

Up to the 1990s, Fontanafredda was really a great estate with incredible wines. Even today, if we try old Barolos from 1985 or 1989, we can find outstanding wine.

Unfortunately for Fontanafredda &ndash but fortunately for the area &ndash the &lsquo90s was a great period for the renaissance of Barolo. That was the time the world of Barolo used to run one direction and Fontanafredda didn&rsquot follow this new philosophy.

The problem was, first of all, in the managing of the vineyard, so they looked for a new manager for the vineyard that was Alberto Grasso. They hired him at the beginning of the season, early spring of 1999, and they looked for a winemaker, and asked me.

Over the years, how have you changed how you have made Barolo?

I had the opportunity with Beppe Colla to work and understand the philosophy of making wine in the most traditional style. Then, at Prunotto with Antinori, I could try the new style of making Barolo. So, the traditional style used only big casks, racking only if necessary, but not racking too much. The second way was using barriques and managing the oxygen intake.

Another great opportunity for me was how to manage the wine in a barrique in the right way. In the &lsquo90s, most of the producers that started to age their wines in barriques did not know how to do so. So most of the wines were dominated by oak. Antinori, because of the long tradition in using barriques for Solaia and Tignanello, taught me the right way immediately. So for me, it was easier to work with barriques, because I had the knowledge it was not experimentation for me.

You start in barriques and finish in botti (big casks)?

Yes, when I arrived I had to make a difficult decision because Fontanafredda was known around the world as an ancient, traditional winery. There was the movement of the Barolo Boys. It was very easy to follow the commercial direction of the Barolo Boys: wine with a lot of new oak, wine with a lot of fruit. The problem is that it was not the right &ldquodress&rdquo for Fontanafredda. So I tried to find a middle road because people had this idea of Fontanafredda as a traditional winery.

I decided to use my knowledge of using the oak and for having cleaner wine, with richer fruit, but not too oaky. The first approach for me at Fontanafredda was to age all the Barolo in barriques for the first year, then in big casks for the second year and to bottle as soon after as possible.

I decided to follow this technique. If you use the barrique properly, you can increase the taste of fruit. Thanks to my experience at Prunotto, I could understand how much better it was to use barriques of second or third use, so immediately I started to buy barriques that I [first] used for Barbera and the next year I started to use them for Barolo.

How do you view Barolo today?

What is interesting is that it is difficult to find bad Barolo, as everyone in the area can produce very good Barolos. This is a great opportunity for all of us, because together we can improve the image of the wine. There is a great demand for Barolo all over the world.

Are the Barolos of today better than in the past?

Everybody talks about the increase of the quality of the wine, but that depends, in my opinion, on the increase in the quality of the grapes. We did a great job with the grapes. The grapes I crushed 15 years ago are completely different to now, in terms of talking about yield of grape per vine and maturation of the tannins. Today it&rsquos much much better, as now we have more knowledge of these qualities.

What are your favorite foods with Barolos?

I can answer this because my favorite food is pane e salami. For Barolo, it&rsquos not necessary to have a great dish. Seriously, if I have to match a 30- or 40-year-old Barolo, a classic match is brasato, or meat cooked in wine. The fat of the meat and the tannins and acidity of the wines match beautifully.

What other producers of Piemonte do you enjoy?

I love the wine of Vietti, I like the Vietti style. I like the Aldo Conterno wines. I love, for example, a new young producer here in Serralunga, Sergio Germano. In my opinion he is a great producer of the area. He can make Barolo and great white wines &ndash this is something that is not easy to do. I love also the wine of Clerico. Normally the wine of Serralunga and Monforte and some of the area of Castiglione Falletto &ndash these are the areas I love.

Prices worldwide on Wine-Searcher (US$, ex-tax, per 750-ml bottle):


Q&A: Danilo Drocco

I was born in the area, in a little village near Alba &ndash Rodello is the name. It is a little south of Alba.

Did your family make wine?

My grandfather owned a little winery in Novello, but he died during the Second World War. So my grandmother had to sell the winery to my cousins because she could not manage it by herself. My father decided to move to Alba. I was born in 1965.

How did you acquire a passion for wine?

Basically, from my father. My father was born in the winery, so he kept his passion for many years. So, from when I was very young, my father used to talk to me about wine. He transferred his passion to me.

As a child, I used to go to many wineries with him to taste wine. When it was time for high school, I decided to go to enological school. Then I started to work in a little winery in Barbaresco called La Spinola, owned by Mr. Berutti. The school gave me a fantastic opportunity, but I needed to have practical experience. In a little winery, you have to do everything from the bottling to the pruning. For me, it was really great training.

Where did you go from there?

In 1991, the University of Torino started a new degree in winemaking and vineyard management. At La Spinola it was not possible for me to work and attend the university so I heard that, at Prunotto, Beppe Colla was looking to hire a person for the winery. So I had this beautiful experience with Beppe, having the practical experience with the educational experience.

I worked with Beppe until 1994. That year he sold Prunotto to the Antinori family. Beppe managed the winery directly but, after the harvest in 1994, he decided to stop. I stayed on at Prunotto, thanks to the family and to Renzo Cotarella. I became winemaker, under the control of Cotarella.

So at Prunotto, I worked with Renzo and with Albeira Antinori, who was in charge of the winery. I worked with them until the summer of 1999 and then I moved here to Fontanafredda.

What was Fontanafredda like when you came?

Up to the 1990s, Fontanafredda was really a great estate with incredible wines. Even today, if we try old Barolos from 1985 or 1989, we can find outstanding wine.

Unfortunately for Fontanafredda &ndash but fortunately for the area &ndash the &lsquo90s was a great period for the renaissance of Barolo. That was the time the world of Barolo used to run one direction and Fontanafredda didn&rsquot follow this new philosophy.

The problem was, first of all, in the managing of the vineyard, so they looked for a new manager for the vineyard that was Alberto Grasso. They hired him at the beginning of the season, early spring of 1999, and they looked for a winemaker, and asked me.

Over the years, how have you changed how you have made Barolo?

I had the opportunity with Beppe Colla to work and understand the philosophy of making wine in the most traditional style. Then, at Prunotto with Antinori, I could try the new style of making Barolo. So, the traditional style used only big casks, racking only if necessary, but not racking too much. The second way was using barriques and managing the oxygen intake.

Another great opportunity for me was how to manage the wine in a barrique in the right way. In the &lsquo90s, most of the producers that started to age their wines in barriques did not know how to do so. So most of the wines were dominated by oak. Antinori, because of the long tradition in using barriques for Solaia and Tignanello, taught me the right way immediately. So for me, it was easier to work with barriques, because I had the knowledge it was not experimentation for me.

You start in barriques and finish in botti (big casks)?

Yes, when I arrived I had to make a difficult decision because Fontanafredda was known around the world as an ancient, traditional winery. There was the movement of the Barolo Boys. It was very easy to follow the commercial direction of the Barolo Boys: wine with a lot of new oak, wine with a lot of fruit. The problem is that it was not the right &ldquodress&rdquo for Fontanafredda. So I tried to find a middle road because people had this idea of Fontanafredda as a traditional winery.

I decided to use my knowledge of using the oak and for having cleaner wine, with richer fruit, but not too oaky. The first approach for me at Fontanafredda was to age all the Barolo in barriques for the first year, then in big casks for the second year and to bottle as soon after as possible.

I decided to follow this technique. If you use the barrique properly, you can increase the taste of fruit. Thanks to my experience at Prunotto, I could understand how much better it was to use barriques of second or third use, so immediately I started to buy barriques that I [first] used for Barbera and the next year I started to use them for Barolo.

How do you view Barolo today?

What is interesting is that it is difficult to find bad Barolo, as everyone in the area can produce very good Barolos. This is a great opportunity for all of us, because together we can improve the image of the wine. There is a great demand for Barolo all over the world.

Are the Barolos of today better than in the past?

Everybody talks about the increase of the quality of the wine, but that depends, in my opinion, on the increase in the quality of the grapes. We did a great job with the grapes. The grapes I crushed 15 years ago are completely different to now, in terms of talking about yield of grape per vine and maturation of the tannins. Today it&rsquos much much better, as now we have more knowledge of these qualities.

What are your favorite foods with Barolos?

I can answer this because my favorite food is pane e salami. For Barolo, it&rsquos not necessary to have a great dish. Seriously, if I have to match a 30- or 40-year-old Barolo, a classic match is brasato, or meat cooked in wine. The fat of the meat and the tannins and acidity of the wines match beautifully.

What other producers of Piemonte do you enjoy?

I love the wine of Vietti, I like the Vietti style. I like the Aldo Conterno wines. I love, for example, a new young producer here in Serralunga, Sergio Germano. In my opinion he is a great producer of the area. He can make Barolo and great white wines &ndash this is something that is not easy to do. I love also the wine of Clerico. Normally the wine of Serralunga and Monforte and some of the area of Castiglione Falletto &ndash these are the areas I love.

Prices worldwide on Wine-Searcher (US$, ex-tax, per 750-ml bottle):


Q&A: Danilo Drocco

I was born in the area, in a little village near Alba &ndash Rodello is the name. It is a little south of Alba.

Did your family make wine?

My grandfather owned a little winery in Novello, but he died during the Second World War. So my grandmother had to sell the winery to my cousins because she could not manage it by herself. My father decided to move to Alba. I was born in 1965.

How did you acquire a passion for wine?

Basically, from my father. My father was born in the winery, so he kept his passion for many years. So, from when I was very young, my father used to talk to me about wine. He transferred his passion to me.

As a child, I used to go to many wineries with him to taste wine. When it was time for high school, I decided to go to enological school. Then I started to work in a little winery in Barbaresco called La Spinola, owned by Mr. Berutti. The school gave me a fantastic opportunity, but I needed to have practical experience. In a little winery, you have to do everything from the bottling to the pruning. For me, it was really great training.

Where did you go from there?

In 1991, the University of Torino started a new degree in winemaking and vineyard management. At La Spinola it was not possible for me to work and attend the university so I heard that, at Prunotto, Beppe Colla was looking to hire a person for the winery. So I had this beautiful experience with Beppe, having the practical experience with the educational experience.

I worked with Beppe until 1994. That year he sold Prunotto to the Antinori family. Beppe managed the winery directly but, after the harvest in 1994, he decided to stop. I stayed on at Prunotto, thanks to the family and to Renzo Cotarella. I became winemaker, under the control of Cotarella.

So at Prunotto, I worked with Renzo and with Albeira Antinori, who was in charge of the winery. I worked with them until the summer of 1999 and then I moved here to Fontanafredda.

What was Fontanafredda like when you came?

Up to the 1990s, Fontanafredda was really a great estate with incredible wines. Even today, if we try old Barolos from 1985 or 1989, we can find outstanding wine.

Unfortunately for Fontanafredda &ndash but fortunately for the area &ndash the &lsquo90s was a great period for the renaissance of Barolo. That was the time the world of Barolo used to run one direction and Fontanafredda didn&rsquot follow this new philosophy.

The problem was, first of all, in the managing of the vineyard, so they looked for a new manager for the vineyard that was Alberto Grasso. They hired him at the beginning of the season, early spring of 1999, and they looked for a winemaker, and asked me.

Over the years, how have you changed how you have made Barolo?

I had the opportunity with Beppe Colla to work and understand the philosophy of making wine in the most traditional style. Then, at Prunotto with Antinori, I could try the new style of making Barolo. So, the traditional style used only big casks, racking only if necessary, but not racking too much. The second way was using barriques and managing the oxygen intake.

Another great opportunity for me was how to manage the wine in a barrique in the right way. In the &lsquo90s, most of the producers that started to age their wines in barriques did not know how to do so. So most of the wines were dominated by oak. Antinori, because of the long tradition in using barriques for Solaia and Tignanello, taught me the right way immediately. So for me, it was easier to work with barriques, because I had the knowledge it was not experimentation for me.

You start in barriques and finish in botti (big casks)?

Yes, when I arrived I had to make a difficult decision because Fontanafredda was known around the world as an ancient, traditional winery. There was the movement of the Barolo Boys. It was very easy to follow the commercial direction of the Barolo Boys: wine with a lot of new oak, wine with a lot of fruit. The problem is that it was not the right &ldquodress&rdquo for Fontanafredda. So I tried to find a middle road because people had this idea of Fontanafredda as a traditional winery.

I decided to use my knowledge of using the oak and for having cleaner wine, with richer fruit, but not too oaky. The first approach for me at Fontanafredda was to age all the Barolo in barriques for the first year, then in big casks for the second year and to bottle as soon after as possible.

I decided to follow this technique. If you use the barrique properly, you can increase the taste of fruit. Thanks to my experience at Prunotto, I could understand how much better it was to use barriques of second or third use, so immediately I started to buy barriques that I [first] used for Barbera and the next year I started to use them for Barolo.

How do you view Barolo today?

What is interesting is that it is difficult to find bad Barolo, as everyone in the area can produce very good Barolos. This is a great opportunity for all of us, because together we can improve the image of the wine. There is a great demand for Barolo all over the world.

Are the Barolos of today better than in the past?

Everybody talks about the increase of the quality of the wine, but that depends, in my opinion, on the increase in the quality of the grapes. We did a great job with the grapes. The grapes I crushed 15 years ago are completely different to now, in terms of talking about yield of grape per vine and maturation of the tannins. Today it&rsquos much much better, as now we have more knowledge of these qualities.

What are your favorite foods with Barolos?

I can answer this because my favorite food is pane e salami. For Barolo, it&rsquos not necessary to have a great dish. Seriously, if I have to match a 30- or 40-year-old Barolo, a classic match is brasato, or meat cooked in wine. The fat of the meat and the tannins and acidity of the wines match beautifully.

What other producers of Piemonte do you enjoy?

I love the wine of Vietti, I like the Vietti style. I like the Aldo Conterno wines. I love, for example, a new young producer here in Serralunga, Sergio Germano. In my opinion he is a great producer of the area. He can make Barolo and great white wines &ndash this is something that is not easy to do. I love also the wine of Clerico. Normally the wine of Serralunga and Monforte and some of the area of Castiglione Falletto &ndash these are the areas I love.

Prices worldwide on Wine-Searcher (US$, ex-tax, per 750-ml bottle):


Q&A: Danilo Drocco

I was born in the area, in a little village near Alba &ndash Rodello is the name. It is a little south of Alba.

Did your family make wine?

My grandfather owned a little winery in Novello, but he died during the Second World War. So my grandmother had to sell the winery to my cousins because she could not manage it by herself. My father decided to move to Alba. I was born in 1965.

How did you acquire a passion for wine?

Basically, from my father. My father was born in the winery, so he kept his passion for many years. So, from when I was very young, my father used to talk to me about wine. He transferred his passion to me.

As a child, I used to go to many wineries with him to taste wine. When it was time for high school, I decided to go to enological school. Then I started to work in a little winery in Barbaresco called La Spinola, owned by Mr. Berutti. The school gave me a fantastic opportunity, but I needed to have practical experience. In a little winery, you have to do everything from the bottling to the pruning. For me, it was really great training.

Where did you go from there?

In 1991, the University of Torino started a new degree in winemaking and vineyard management. At La Spinola it was not possible for me to work and attend the university so I heard that, at Prunotto, Beppe Colla was looking to hire a person for the winery. So I had this beautiful experience with Beppe, having the practical experience with the educational experience.

I worked with Beppe until 1994. That year he sold Prunotto to the Antinori family. Beppe managed the winery directly but, after the harvest in 1994, he decided to stop. I stayed on at Prunotto, thanks to the family and to Renzo Cotarella. I became winemaker, under the control of Cotarella.

So at Prunotto, I worked with Renzo and with Albeira Antinori, who was in charge of the winery. I worked with them until the summer of 1999 and then I moved here to Fontanafredda.

What was Fontanafredda like when you came?

Up to the 1990s, Fontanafredda was really a great estate with incredible wines. Even today, if we try old Barolos from 1985 or 1989, we can find outstanding wine.

Unfortunately for Fontanafredda &ndash but fortunately for the area &ndash the &lsquo90s was a great period for the renaissance of Barolo. That was the time the world of Barolo used to run one direction and Fontanafredda didn&rsquot follow this new philosophy.

The problem was, first of all, in the managing of the vineyard, so they looked for a new manager for the vineyard that was Alberto Grasso. They hired him at the beginning of the season, early spring of 1999, and they looked for a winemaker, and asked me.

Over the years, how have you changed how you have made Barolo?

I had the opportunity with Beppe Colla to work and understand the philosophy of making wine in the most traditional style. Then, at Prunotto with Antinori, I could try the new style of making Barolo. So, the traditional style used only big casks, racking only if necessary, but not racking too much. The second way was using barriques and managing the oxygen intake.

Another great opportunity for me was how to manage the wine in a barrique in the right way. In the &lsquo90s, most of the producers that started to age their wines in barriques did not know how to do so. So most of the wines were dominated by oak. Antinori, because of the long tradition in using barriques for Solaia and Tignanello, taught me the right way immediately. So for me, it was easier to work with barriques, because I had the knowledge it was not experimentation for me.

You start in barriques and finish in botti (big casks)?

Yes, when I arrived I had to make a difficult decision because Fontanafredda was known around the world as an ancient, traditional winery. There was the movement of the Barolo Boys. It was very easy to follow the commercial direction of the Barolo Boys: wine with a lot of new oak, wine with a lot of fruit. The problem is that it was not the right &ldquodress&rdquo for Fontanafredda. So I tried to find a middle road because people had this idea of Fontanafredda as a traditional winery.

I decided to use my knowledge of using the oak and for having cleaner wine, with richer fruit, but not too oaky. The first approach for me at Fontanafredda was to age all the Barolo in barriques for the first year, then in big casks for the second year and to bottle as soon after as possible.

I decided to follow this technique. If you use the barrique properly, you can increase the taste of fruit. Thanks to my experience at Prunotto, I could understand how much better it was to use barriques of second or third use, so immediately I started to buy barriques that I [first] used for Barbera and the next year I started to use them for Barolo.

How do you view Barolo today?

What is interesting is that it is difficult to find bad Barolo, as everyone in the area can produce very good Barolos. This is a great opportunity for all of us, because together we can improve the image of the wine. There is a great demand for Barolo all over the world.

Are the Barolos of today better than in the past?

Everybody talks about the increase of the quality of the wine, but that depends, in my opinion, on the increase in the quality of the grapes. We did a great job with the grapes. The grapes I crushed 15 years ago are completely different to now, in terms of talking about yield of grape per vine and maturation of the tannins. Today it&rsquos much much better, as now we have more knowledge of these qualities.

What are your favorite foods with Barolos?

I can answer this because my favorite food is pane e salami. For Barolo, it&rsquos not necessary to have a great dish. Seriously, if I have to match a 30- or 40-year-old Barolo, a classic match is brasato, or meat cooked in wine. The fat of the meat and the tannins and acidity of the wines match beautifully.

What other producers of Piemonte do you enjoy?

I love the wine of Vietti, I like the Vietti style. I like the Aldo Conterno wines. I love, for example, a new young producer here in Serralunga, Sergio Germano. In my opinion he is a great producer of the area. He can make Barolo and great white wines &ndash this is something that is not easy to do. I love also the wine of Clerico. Normally the wine of Serralunga and Monforte and some of the area of Castiglione Falletto &ndash these are the areas I love.

Prices worldwide on Wine-Searcher (US$, ex-tax, per 750-ml bottle):


Guarda il video: Crew Classé At Home - Antinoris Renzo Cotarella + Antonio Galloni (Gennaio 2022).